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Lettera inviata in Azienda - 8 febbraio 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Segreteria Nazionale   
Mercoledì 08 Febbraio 2017 00:00
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Roma,     08 febbraio 2017                                                                

Prot.       22   ORG

Oggetto: comunicazione      

                   Dott. Paolo Bruschi

                                 Dott. Pierangelo Scappini

Dott. Daniele Nardone

            Poste Italiane S.p.a.

LL.SS.

 

La Uilposte ritiene urgente sottolineare la necessità di porre fine ad unimpasse che si perpetra da troppo tempo nell’ambito delle relazioni industriali in Poste Italiane. Da mesi, infatti, ci troviamo a dover assistere a un circolo vizioso e altalenante, che sta mettendo seriamente a rischio il benessere e idiritti dei lavoratori di Poste Italiane.

Nell’ambito di relazioni industriali moderne la tutela dei lavoratori della più grande impresa di servizi del paese e dei cittadini che usufruiscono dei suoi servizi è compito che coinvolge in egual misura, seppur da angoli visuali diversi, sia l’azienda e sia le organizzazioni sindacali, in tutte le loro ramificazioni organizzative sul territorio.

Ebbene la continua, altalenante oscillazione tra il ricorso all’ex art. 2 da parte aziendale e il ricorso al conflitto ex art. 17 da parte di alcune OO.SS. ha raggiunto dimensioni tali da costituire uno scontro ripetuto e insostenibile tra ildiritto/potere all’autonomia e organizzazione aziendale e il diritto/potere al dissenso e al conflitto sindacale.

Poteri entrambi per loro stessa naturaespressione di estrema ratio che, come tali, non possono essere ricorrenti al punto tale da costituire una regola; perché quando - come nell’attuale condizione- di regola si tratti, è evidente quanto si sia di fronte ad una strutturale disfunzione, a uno scontro ideologico, a una chiara incapacità di intermediazione/mediazione, laddove l’intermediazione/mediazione dovrebbe essere invece il fulcro naturale delle relazioni industriali.

Relazioni industriali che possono avere momenti più o meno produttivi di confronto, ma che non possono vivere di estreme oscillazioni, pena la loro assoluta inefficacia; assoluta inefficacia che può condurre paradossalmente, e più o meno velocemente, finanche alla loro definitiva compromissione.

La Uilposte sottolinea che tale compromissione è purtroppo già in atto in numerose realtà a livello territoriale, (Roma, Milano, Firenze, Palermo, per citarne soltanto alcune) dove si assiste a un passaggio repentino tra aree in cui il confronto è inesistente e le relazioni industriali sono ridotte a mere informative marginali - o, peggio, a “pseudo trattative”private tra azienda e taluni sindacalisti - e aree in cui invece la parvenza della mera informativa cela ampi spazi di connivenza tra pezzi di sindacato e pezzi di azienda.

Pertanto, se è vero, com’è vero, che il confronto tra la più grande azienda di servizi del paese e le organizzazioni sindacali costituisce elemento sociale imprescindibile, è vero anche che in Poste Italiane si sta assistendo all’esasperazione strumentale del conflitto da una parte, la permanenza di sacche di perversa cogestione dall’altra.

Nel mezzo ci sono i lavoratori.

Nel mezzo ci sono anche le incognite del futuro e l’inadeguatezza del presente a fronteggiarle.

Il progetto di definitiva privatizzazione di Poste Italiane si è riaffacciato con minacciosa concretezza all’orizzonte, mettendo a rischio nuovamente la tutela occupazionale e il servizio pubblico ai cittadini.

Il progetto di Posta Comunicazione e Logistica richiede un confronto urgente affinché vengano apportate modifiche concrete, pena ancora una volta l’inadeguatezza nel colmare le falle esistenti nella tutela del lavoro e dei cittadini che di quel lavoro usufruiscono direttamente.

La rete di Mercato Privati sta soffocando ogni giorno di più il potenziale umano, quel potenziale umano che è stato ed è la colonna portante dell’avanzamento di Poste Italiane nel panorama mondiale: la passione e la serenità con cui nel passato ci si confrontava con la clientela e che ha permesso di costruire nel tempo ricchezza e fiducia a vantaggio del sistema paese ha lasciato il posto ad un clima di pressioni, di scontento, di sfiducia, che a brevissimo rischia di cedere il passo a quell’inefficienza in cui sfociano sempre le aziende composte da lavoratori vessati, non valorizzatie afflitti da stress da lavoro correlato. Non da ultimo rilevano anche in questo caso le alterazioni territoriali dei sistemi premianti, dove ancora una volta l’assenza di relazioni industriali efficaci e di criteri chiari ed equi si fonde con sacchedi vecchie incrostazioni in cui domina ancora una ripartizione di clientele: aziendali, politiche, sindacali.

Che sia ripartizione di clientele o sterile scontro tra le parti, il prodotto non cambia: la efficacia delle relazioni sindacali è in pericolo e con essa i lavoratori.

E non è certamente un caso che il ccnl sia scaduto da più di quattro anni e che la trattativa per il suo rinnovo procede stancamente da ben dieci mesi senza che ci sia lo straccio di una pur minima ipotesi d’intesa.

La Uilposte ritiene necessario, perciò, ricondurre il cuore della discussione nell’ambito di un approfondito confronto tra Confindustria, Poste italiane, le confederazioni di cgil, cisl e uil e le rispettive categorie proprio per salvaguardare il merito delle questioni e dare una svolta significativa alle relazioni industriali in Poste italiane.

Soltanto lo stare di merito sui problemi, infatti, e relazioni industriali seriepossono salvaguardare i lavoratori di Poste Italiane, i cittadini, i livelli occupazionali e di efficienza/produttività dell’azienda e del sistema paese, il ruolo fondamentale della contrattazione e delle parti sociali.

L’alternativa sarà ancora una volta il conflitto e con esso l’incertezza che ne deriverà. Non temiamo il conflitto ed anzi sappiamo usarlo sapientemente, lo useremo se necessario, ma non strumentalmente.

Qualunque sia il futuro vogliamo essere pronti a fronteggiarlo, essere in grado di costruire un sistema valido di tutele per i lavoratori e di servizi ai cittadini, perché è questo e non altro il compito decisivo delle parti sociali.

Questo e nessun’altro è l’obbiettivo che siamo chiamati a raggiungere e sul quale sono chiamate a misurarsi, una volta per tutte, le relazioni industriali.

 

La Struttura Nazionale

Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Febbraio 2017 09:43 )
 
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